Il Paese è fortemente interessato agli investimenti esteri, per attrarre i quali sono state varate numerose riforme economiche e normative, che però non hanno creato un’atmosfera di completa fiducia per gli investitori esteri, soprattutto di quelli occidentali, timorosi sull’interpretazione delle normative da parte delle autorità Uzbeke.
Secondo le stime di parte uzbeka, gli IDE nel 2013 sono ammontati a circa 2,8 miliardi di USD, contro 3,3 nel 2012, rivolti prevalentemente al settore energetico e petrolifero (2,3 miliardi USD).
Mancano, invece, dati ufficiali relativi all’ammontare degli investimenti uzbeki all’estero.
Russia, Gran Bretagna, USA e Germania sono i principali investitori in Uzbekistan. I loro investimenti sono indirizzati principalmente verso il settore industriale, come per esempio quello dell’automobile e verso il settore energetico. Tra i maggiori investitori esteri abbiamo la General Motors e la Lukoil.
Significativo è anche il numero delle società con interessi cinesi che operano nel mercato uzbeko. Queste sono avvantaggiate da accordi stipulati tra istituti di credito uzbeki e la Chinese Export and Import Bank (Eximbank), che fornisce linee di credito a condizioni particolarmente favorevoli. In aumento gli IDE provenienti da Corea del Sud e Turchia.
Le società italiane hanno una presenza limitata come investitori.
Tra queste vi è la CNH (Case New Holland), che opera in Uzbekistan per la produzione di trattori il cui marchio è controllato con una quota di maggioranza (91%) dal Gruppo FIAT Industrial. La CHN ha costituito in Uzbekistan due società miste nel settore delle macchine agricole (trattori per la raccolta del cotone e mieti trebbie): la UzCaseMash e la UzCase Tractors e altre due J.V, UzCaseService e UzCaseAgroLeasing Complessivamente il fatturato delle quattro società raggiunge i 45 milioni di USD.
Un’altra società italiana è La Toscana Nastri s.r.l. di Prato impegnata nella lavorazione ed installazione di cinghie e nastri trasportatori destinati ai processi produttivi locali. L’azienda italiana è proprietaria del 100% delle quote della società locale “Belting Rezina” con sede a Tashkent sin dal 2004. Attualmente la società ha in programma di ampliare il proprio stabilimento.
Recentemente si sono concretizzate alcune nuove iniziative. Tra esse una J.V. di Landi Renzo con Avtosanoat, azienda statale del settore auto compartecipata al 75% da General Motors, nella Free Industrial Economic Zone di Navoi. La nuova società produrrà 25,000 sistemi di propulsione per l’utilizzo di gas nei motori automobilistici, settore nel quale ha una posizione di leadership. I componenti di questi sistemi saranno prodotti in Italia dalla Lovato Gas, azienda del gruppo Landi Renzo. Scopo della società mista sarà l’assemblaggio locale di alcuni elementi del kit di conversione a metano e la commercializzazione presso i concessionari di GM Uzbekistan.
Un’altra importante J.V. è quella che vede la partecipazione di Ariston con la Uzbekneftegaz per la produzione di caldaie a gas ed elettriche per singole unità abitative.
Come abbiamo detto gli IDE italiani in Uzbekistan sono ancora molto modesti. Il mercato uzbeko potrebbe offrire interessanti possibilità alle imprese italiane che producono attrezzature e macchinari tecnologici del settore tessile, agro-alimentare, metalmeccanico, della componentistica auto, delle macchine agricole, siderurgico e ferroviario.
In molti casi risulta conveniente produrre i componenti nelle fabbriche italiane ed assemblarli in Uzbekistan con limitate lavorazioni meccaniche locali e quindi con investimenti limitati. Il mercato potenziale non è solo quello dell’Uzbekistan, ma, per molti prodotti, si estende agli altri Paesi del Centro Asia ed alla Russia quindi il mercato complessivo è di 200 milioni di persone.