L’Uzbekistan, collocato al Centro dell’Asia, è un Paese politicamente stabile, con relazioni economiche importanti con la Russia, la Cina, la Corea e la Turchia. La leadership del Presidente Islam Karimov è consolidata anche alla luce dei progressi che il Paese sta facendo con sostanziali miglioramenti delle condizioni di vita della popolazione.

L’economia dell’Uzbekistan è in costante espansione. Anche nel pieno della recente crisi finanziaria globale, questa giovane Repubblica ha continuato a registrare punte di crescita dell’8,0/8,5%, mantenendo un trend costante negli ultimi sei anni. Il PIL totale ammonta a fine 2013 a 56,8 miliardi di USD (World Bank). Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’Uzbekistan ha gestito bene la crisi, riuscendo a mantenere un bilancio attivo e un basso debito pubblico (17% del Pil).

Uno dei fondamenti della prosperità dell’Uzbekistan è nelle sue risorse, rame, uranio, oro, cotone e gas naturale, le cui riserve, secondo le stime della BP, superano 1.580 bcm (miliardi di metri cubi). La produzione attuale di gas è di circa 60 bcm di cui il 30% esportato.

L’industria petrolifera e del gas ha attratto oltre il 60% degli investimenti stranieri. La politica del Paese è volta alla creazione di joint venture nel settore petrolifero e del gas, nell’industria petrolchimica e, in particolare, nella produzione di fertilizzanti. Gli investitori stranieri più importanti sono Lukoil e Gazprom della Federazione Russa, la cinese CNPC, la Korean National Oil and Gas Corporation (KoGas) e la malese Petronas Charigali.

L’Uzbekistan produce circa 280.000 automobili. Il partner è la General Motors. Anche i motori, 350.000 all’anno, sono fabbricati nel Paese. Le macchine principali, fortemente automatizzate, sono della Comau.

L’Uzbekistan è uno dei maggiori produttori di cotone. Solo il 25%-30% del quale viene trasformato nel Paese. Il Governo è impegnato a promuovere grandi investimenti nell’industria tessile locale al fine di incrementare l’utilizzo del cotone.

L’istruzione a tutti i livelli è molto curata. Esistono almeno tre Università con partner stranieri di cui una, la Turin University, ha corsi di laurea in lingua inglese e come partner il politecnico di Torino.

Il Governi Uzbeko ha in atto un vasto programma di privatizzazioni e di sviluppo della media e piccola industria. Il Paese presenta importanti opportunità sia per forniture di beni strumentali, che per beni di consumo, ma il Paese è particolarmente interessante per investimenti manifatturieri di piccola e media dimensione. Prospettive interessanti si presentano per industriali italiani che intendano allargare il proprio mercato non solo all’Uzbekistan, ma anche agli altri paesi del Centro Asia ed alla stessa Russia, ai quali si può accedere in sostanza senza o con modesti oneri doganali.

Per gli investitori stranieri sono previsti importanti incentivi fiscali, che si aggiungono ad altri fattori interessanti come il basso costo della manodopera e delle energie.

Le trasformazioni strutturali in atto nell’economia dell’Uzbekistan meritano particolare attenzione: se nel 2000, la quota della produzione industriale e delle piccole imprese private nella formazione del PIL del paese era rispettivamente del 14,2% e del 31%, nel periodo gennaio-settembre 2014, questi indicatori hanno raggiunto il 54% e 52,9. La crescita del settore delle costruzioni ha raggiunto il 17,4 per cento annuo ed i servizi hanno avuto una crescita accelerata del 14,2 per cento annuo. Importante anche l’industria turistica che può contare su una serie di siti storici di grande interesse.   

Circa il 60 per cento delle spese statali sono indirizzate allo sviluppo sociale della popolazione. Di esso il 33,5 per cento va all’educazione. La quota parte di donne che lavorano è salita al 45,4 per cento.

Il tasso di inflazione si mantiene inferiore all’10% all’anno. L’inflazione è anche dovuta alla robusta crescita della base monetaria, a causa dell’aumento dei salari e dei benefits da parte del Governo. Le autorità mantengono comunque uno stretto controllo dei prezzi sui prodotti alimentari di base e sull’energia per limitare l’inflazione. Il deprezzamento della moneta locale segue le linee programmatiche del Governo in modo da tenere sotto controllo l’inflazione importata.

Il bilancio dello Stato mostra da vari anni un avanzo variabile tra l’0.15% (2013) e lo 0,4 del Pil. Le entrate sono aumentate negli ultimi anni a seguito della forte crescita economica e delle riforme.

Il debito con l’estero non costituisce un fattore di rischio. Nel 2014 è stato pari al 17% del PIL. Le riserve valutarie sono cospicue ed in aumento: a fine 2010 ammontavano a 9,8 miliardi di dollari pari a oltre 13,6 mesi di importazione. A fine dicembre 2013 sono salite a 17,0 miliardi di dollari e coprono 13,0 mesi di importazioni.    A ciò si aggiungono i circa 15 miliardi di dollari accumulati nel Fondo per la Ricostruzione e lo Sviluppo (FRD), creato nel 2006. Vedere anche Uzbekistan Overview della Worldbank al sito seguente: http://www.worldbank.org/en/country/uzbekistan/overview#3